Ferdinando Scianna a Palazzo Reale

Come potevo perdermi la mostra di uno dei pilastri della fotografia italiana? Le opere di Ferdinando Scianna sono esposte a Milano, tra le sale di Palazzo Reale. Uno dei grandi della fotografia italiana, entrato nella celebre agenzia Magnum Photos nel 1982 accanto ad altri maestri assoluti.

Scianna non ha certo bisogno di presentazioni: le sue fotografie sono ben impresse nella mente di chiunque abbia partecipato a una sua mostra o sfogliato un suo libro fotografico.

La mostra non poteva che iniziare con gli scatti nella sua Sicilia. Nato a Bagheria nel 1943, incontra nel ’63 lo scrittore Leonardo Sciascia, con il quale pubblica il libro “Feste religiose in Sicilia”. Ed è uno dei primi temi che fanno da collante per le prime immagini esposte. Una delle più emozionanti e memorabili rimane “Trecastagni” del 1963, scattata durante la festa di S. Alfio. È riportata in questa sala un’interessante riflessione del fotografo riferita alla sua terra: “ho cominciato a fotografare intorno ai diciassette anni e la Sicilia era là. Ho cominciato a fotografare perché la Sicilia era là. Per capirla e, attraverso le fotografie, per cercare di capire forse che cosa significa essere siciliano”.

Trecastagni, 1993

La mostra si fa più cupa quando si passa a tematiche molto crude: Scianna ci mostra un altro mondo. Attraversando paesi, ci coinvolge negli eventi e se ne fa portavoce; cattura la nostra attenzione con la sua abilità nel valorizzare le emozioni tramite i volti e gli sguardi. Ci “sveglia” ricordandoci cosa è successo e continua a succedere dall’altra parte del Mondo. Scuote le coscienze. I suoi scatti sono un grido all’ascolto di molte realtà drammatiche, talvolta ignorate.

Pervasi da un senso di turbamento e agitazione, si prosegue la mostra che continua con la sezione “ritratti”. E anche qui vale la pena di riportare una citazione del fotografo che afferma “fermare il tempo, non fosse che per un istante”. Ed è con la sua eccezionale maestria, che rende “eterni” nelle sue fotografie i suoi soggetti. In questo caso, soggetti tutt’altro che “comuni”. Si passa infatti da Henri Cartier-Bresson immortalato nel 1986, a Roland Barthes in uno scatto del 1977, per arrivare niente meno che a un ritratto di Martin Scorsese del 1990. Non mancano ovviamente le immagini che vedono protagonista Sciascia.

Henri Cartier-Bresson,1986
Martin Scorsese, 1990
Roland Barthes, 1977

Nelle sale successive vi sono fotografie legate ai viaggi intrapresi da Scianna. 

“Fotografo è per me uno che usando lo strumento della fotografia guarda il mondo, lo incontra, e cerca di vederlo e raccontarlo”. 

La mostra si conclude con le bellissime foto scattate alla sua musa Marpessa nella sua meravigliosa Sicilia. 

Marpessa

How could I miss the exhibition of the great Italian photographer Ferdinando Scianna? His works are exhibited in Milan, among the rooms of the Royal Palace. One of the greats of Italian photography, he joined the famous Magnum Photos agency in 1982 alongside other absolute masters.

Scianna certainly needs no introduction: his photographs are well etched in the minds of anyone who has attended one of his exhibitions or browsed through one of his photography books.

The exhibition could only begin with shots in his native Sicily. Born in Bagheria in 1943, he met writer Leonardo Sciascia in ’63, with whom he published the book “Religious Feasts in Sicily.” And it is one of the first themes that act as the glue for the first images exhibited. One of the most exciting and memorable remains “Trecastagni” from 1963, taken during the feast of St. Alfio. An interesting reflection by the photographer referring to his land is shown in this room: “I began to photograph around the age of seventeen and Sicily was there. I began to photograph because Sicily was there. To understand it and, through photographs, to try to understand perhaps what it means to be Sicilian.”

The exhibition becomes more somber when we turn to very cruel themes-Scianna shows us another world. As he travels through countries, he involves us in the events and becomes their spokesman; he captures our attention with his ability to enhance emotions through faces and looks. He “wakes us up” by reminding us what has happened and continues to happen on the other side of the World. He shakes our consciences. Her shots are a cry to listen to many dramatic realities, sometimes ignored.

Pervaded by a sense of disturbance and agitation, we continue the exhibition, which continues with the “portraits” section. And here, too, it is worth quoting a quote from the photographer who states “stopping time, if only for an instant.” And it is with his exceptional mastery that he makes his subjects “eternal” in his photographs. In this case, subjects that are anything but “common.” Indeed, we go from Henri Cartier-Bresson immortalized in 1986, to Roland Barthes in a 1977 shot, to no less than a 1990 portrait of Martin Scorsese. There is, of course, no shortage of images featuring Sciascia.

In the following rooms are photographs related to travels undertaken by Scianna. 

“Photographer is for me one who using the tool of photography looks at the world, encounters it, and tries to see and tell about it.” 

The exhibition concludes with beautiful photos taken of his muse Marpessa in his beautiful Sicily. 

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